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Tommy Cash offende l’Italia?

Tommy Cash offende l’Italia? Secondo stampa e Codacons sì, secondo il pubblico italiano no, e scoppia la (non) polemica.

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Tommy Cash offende l'Italia? Secondo stampa e Codacons sì, secondo il pubblico italiano no, e scoppia la (non) polemica
Crediti foto tommycashworld instagram

La canzone “Espresso macchiato” del rapper estone Tommy Cash ha creato parecchie polemiche in Italia. Polemiche cavalcate e alimentate dalla stampa più che dai frequentatori dei social, dato che la canzone di Cash è stata interpretata per lo più come un innocuo divertissement dal pubblico tricolore. Di altro parere è il Codacons, che ritiene la canzone lesiva dell’immagine del brand Italia perché nel testo compaiono una serie di stereotipi (caffè, limoni, ristorantino) collegati alla mafia. Vediamo dunque che succede.

Chi è Tommy Cash?

Tommy Cash è un rapper-performer nato a Tallin nel 1991 da una famiglia povera. Dopo un percorso scolastico travagliato concluso senza conseguire alcun diploma, Tommy si appassiona al graffitismo e al rap, cominciando la gavetta che lo porta in pochi anni ad essere una delle voci più originali della scena rap post-sovietica. Il nostro si contraddistingue fin dai primi singoli per la capacità di miscelare testi ironici e perfino satirici, con un’estetica che mischia gangsta rap, arti visive d’avanguardia ed estetetica post-sovietica. Un mix peculiare che lo rende un celebrità non solo in patria, ma in tutto l’est europeo: dalla Russia alla Romania, passando per l’Ucraina e le repubbliche baltiche. Stiamo parlando quindi non di un emerito sconosciuto in cerca del singolo virale per uscire dall’anonimato, ma di una sorta di Ye dell’Est Europa.

Il (poco) sottile confine fra divertissement e satira

La gran parte degli italiani come abbiamo detto hanno preso “Caffè macchiato” per un divertissement, mentre una minoranza l’ha letto come una satira offensiva verso l’italianità. Il problema a questo punto è quale sia la differenza fra l’una e l’altra. Paradossalmente è difficile tracciare concettualmente una linea di separazione: il divertissement per sua natura non si definisce, si sente. Questo genere letterario/musicale si contraddistingue infatti per la sua natura gioiosa e giocosa, che tutti avvertono fin da subito, senza bisogno che l’artista debba spiegare alcunché. La satira al contrario è un genere estremamente serio e ben definito: la satira infatti attraverso la derisione dei vizi e della contraddizioni dei potenti mira ad un cambiamento politico/sociale. Ora, anche con la massima buona volontà, è difficile vedere in “Caffè macchiato” anche solo la più piccola traccia di satira.

Ma esattamente, di che stiamo parlando?

Se gran parte dell’opinione pubblica italiana ha trovato la canzone di Cash puro cazzeggio, a che pro la Codacons e la stampa montano un caso? Semplice: dopo il Sanremo senza guizzi e senza polemiche che ha lasciato la stampa all’asciutto di articoli clickbait, serviva trovare qualcosa per recuperare il traffico social mancato. Ecco quindi che si è preso un non caso, e si è provato a mortarci sopra qualcosa che smuovesse l’engagement social, con risultati assai scarsi per i quotidiani. L’unico a guadagnarci paradossalmente da questa vicenda è proprio Tommy Cash, che si è trovato il video virale grazie al pubblico italiano incuriosito da questa polemica montata dalla stampa tricolore.

Non siamo permalosi

L’unica nota positiva e interessante per il futuro, è che noi italiani dimostriamo di saper cogliere immediatamente l’ironia, l’autoironia e l’attitudine al cazzeggio. Rispetto ad altri popoli come quello francese o statunitense, che non appena gli si toccano gli stereotipi nazionali si inalberano e partono con campagne di boicottaggio, noi italiani manteniamo una certa distanza ironica verso gli stereotipi che ci sono stati affibbiati, ma soprattutto sappiamo distinguere nettamente fra il cazzeggio e la critica. Questa capacità è distribuita in egual misura fra le varie classi sociali, generazioni e gradi d’istruzione, dimostrando come sia il vero e proprio tratto distintivo della nostra cultura. Scusate se è poco.

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